venerdì 3 febbraio 2017

La coscienza di me e i blog

Quando mi resi conto che la costruzione di me era andata avanti senza la coscienza di me, ne rimasi sconvolto. E aprii il mio blog. Era il mio richiamo, il mio nuovo apprendistato da carpentiere in ritardo; bussai a cento porte e diedi del tu a chiunque incontrassi. Scrivevo per non morire, per continuare a credere di aver tempo, anche da sprecare. Incontrarvi è stato il paradigma della mia frattura: troppo lontani, troppe paure in comune. Troppa cultura in comune diversamente digerita. Voi non sapete o fate finta di non sapere quanto feroce e dolcissima assieme sia stata la necessità della vostra presenza. Intellettualmente alcuni di voi sono dei primi violini in grado di reggere da soli un’intera orchestra… l’ho pensato da subito, ve l’ho detto dopo un po’: le primedonne hanno questo difettuccio e se lo coltivano. Il piacere a volte rabbioso della vostra lettura è stato quasi pari al piacere di dissentire da voi. Ma ci sarà un’altra occasione, un altro tempo, un altro luogo della mente in cui potremo ridere quietamente insieme a questo siciliano acceso che non ammette di invecchiare e non si arrende alla malinconia sapendo già quale sarà l’epilogo. Non mi prendo mai troppo sul serio, scrivo di getto ma ci credono in pochi e nonostante questo i post mi escono fuori così: la scrittura reiterata durante questi anni di rete ha messo in luce tutti i miei difetti: per alcuni sembrano pregi. Non sono ne l’uno ne l’altro, dipende dal contesto in cui sono inseriti. Ecco dovrei riuscire finalmente a cambiare radicalmente il contesto…ma Leonardo Sciascia non c’è più e nessuno della mia generazione ne possiede il nerbo. Tutt’al più ne conserva la residua coscienza. ———————————————————————————————————————–
Il testo risale a più di quattro anni fa e purtroppo è ancora valido per me, anzi più di prima. La mia coscienza, il senso della mia vita inserito dentro quello che scrivo urlano a voce alta: FINISCILA! In quasi otto anni di blog non è capitato più di una quindicina di volte di ricevere su un mio post un commento “pulito” cioè attinente all’argomento in questione, senza riferimenti privati fuori luogo alla mia esistenza , senza ammiccamenti, senza pretese di correzioni sintattiche o grammaticali, senza tentativi evidenti di “appropriarsi” in qualche modo del blogger che scriveva, senza pettegolezzi, invidie e discussioni da due soldi sfruttando il mio post. E per favore non venitemi a raccontare la favoletta che dipende da me_ dipende da alcuni di voi e dalle “regole” fatiscenti di questo ambiente puerile. Sinceramente mi sono rotto le palle. Chiaro e definitivo . Gli spazi numerosi che ho creato in rete volevo riempirli tutti, impossibile: in tutti volevo chiudere i commenti perchè essi non servono a niente, credetemi, Impossibile. Non avrei voluto usare nemmeno la moderazione perchè non desideravo sapere più nulla di chi mi legge: con la moderazione io le scempiaggini o gli insulti o quella pletora di strane cose che con un vero commento non hanno nulla a che fare io lo leggo ugualmente! E mi fa star male. Vedrò che fare e cosa fare, le impossibilità mi hanno sempre dato un gran fastidio! Non ho firmato alcun contratto per avere ogni settimana una dose massiva di malessere ma non riesco a fidarmi dell’opzione più corretta, i commenti liberi. Probabilmente sarei giunto a tale decisione tra qualche tempo perchè essa è legata al mio carattere e ai miei chiamiamoli gesti virtuali che nel virtuale appunto non hanno cittadinanza. Il colpo di grazia è arrivato però in questi ultimi 2 o 3 mesi e ha segnato una cifra di disamore, fastidio e insofferenza non più sopportabili. Enzo Rasi chiude qua con la vita da blogger attivo. Sa perfettamente qual’è il destino delle sue cose lasciate così in rete senza interrelazioni dinamiche, non sa fare altrimenti e non può nemmeno dire che sia contento della sua decisione: essa è e resta forzata e ciò ha una pregnanza difficilmente camuffabile. I testi prodotti negli ultimi anni sono di tre tipi. Il primo rappresenta gli articoli classici così come vennero ideati nella prima stagione quella della fede e dell’entusiasmo per questo mezzo e questo ambiente, alcuni furono scritti una quantità di anni fa in un contesto cartaceo. Li ho messi qui e su un blog clone di WP I secondi sono una variazione particolare dei primi, post o parte di post legati gli uni agli altri in modo diverso secondo una logica sintattica e concettuale mia propria: in realtà un gioco serissimo nato dalla noia e dall’insoddisfazione che già da tre anni faceva capolino. Questo gioco mi è costata una fatica immensa della cui utilità non sono più così sicuro, ma ormai il gioco era fatto. Il terzo tipo di post infine è stato l’esercizio più semplice e immediato di tutti. Ho considerato l’andazzo degli ultimi anni in rete, il mio e il vostro atteggiamento nei confronti della parola scritta ( almeno quello della maggioranza di voi) e ho frammentato i miei testi in micropost veloci e spero immediati. E’ stata anche la scusa per mostrare una lunga serie di immagini diverse, un blog si può fare anche con quelle …e con altre varie cose. Tutto questo insieme di idee, scelte, desideri, speranze, certezze e delusioni adesso è qui davanti a voi e a me, non sono sicuro di chi sarà il giudice più severo e il blogger più disincantato.
Enzo Riccobono (Enzorasi)